Fondere la propria mente con quella di un’altra persona non è più un privilegio dei Vulcaniani di Star Trek. Un team di ricercatori internazionali è stato in grado di replicare la fusione mentale del dottor Spock & co. creando un dispositivo che permette a due persone di condividere informazioni attraverso il pensiero.

I ricercatori hanno testato la tecnologia con due utenti situati a più di 8.000 km di distanza tra loro (uno in Francia e l’altro in India).

L’obiettivo era trovare se fosse possibile comunicare direttamente leggendo l’attività cerebrale di una persona e iniettando attività cerebrale alle seconda persona, a una distanza notevole per contrastare i processi comunicativi esistenti.

Il dispositivo si connette direttamente al cuoio capelluto dell’utente e gli impulsi del trasmettitore vengono raccolti tramite elettroencefalogramma (EEG), così come tramite stimolazione magnetica transcranica (TMS) guidata da immagini e assistita da un robot. I segnali sono stati codificati e mandati tramite internet all’utente all’altro capo. Una volta raggiunta la destinazione, il codice è stato interpretato da una computer interface e consegnata al ricevente.

Image credit: Grau et al.
Image credit: Grau et al.

 

Il dispositivo indossato dal ricevente stimola i fosfeni, che appaiono come lampi di luce, nonostante non vi sia alcuna luce che penetra dagli occhi. I fosfeni vengono mandati in uno schema che necessita di una decifrazione da parte del ricevente che indossa una mascherina che gli blocca altri stimoli visivi.

 

Grazie a questo metodo, gli utenti sono stati in grado di scambiarsi messaggi semplici come “ciao” senza l’utilizzo del discorso, della scrittura o del linguaggio del corpo. Nonostante vi siano stati piccoli errori durante i trial, il sistema era accurato al 90%. Vi sono altri metodi che potrebbero essere più accurati, ma richiedono una maggiore integrazione nell’utente: il metodo dell’EEG è poco invasivo e quindi migliore a questo livello.

Image credit: Grau et al.
Image credit: Grau et al.

Alvaro Pascual-Leone, uno degli autori del paper pubblicato su PLOS ONE, ritiene che questi esperimenti rappresentino un primo passo importante per esplorare la fattibilità di complementare o scavalcare la comunicazione tradizionale basata sul linguaggio o il movimento.

L’utilizzo dell’EEG per trasmettere informazioni non è una novità, ma questa è la prima volta che questa tecnologia viene applicata alla connessione di due cervelli umani. Nel futuro, essa potrebbe essere adottata per la comunicazione con pazienti che, a causa di malattia o lesioni, sono ancora consci ma non in grado di parlare.

 

Fonte:

iflscience.com

PLOS ONE