Il termine “neuroplasticità” (o plasticità cerebrale) si riferisce alla capacità del cervello di cambiare nel corso della vita di una persona, nel bene o nel male. È un processo estremamente importante: definisce il nostro sviluppo cognitivo e forma le nostre diverse personalità.

Il concetto di plasticità cerebrale è allo stesso tempo molto semplice da capire, ma anche incredibilmente complesso. Riusciamo ad immaginarci senza problemi il fatto che il cervello non sia mai uguale, ma che si adatti alle circostanze, all’apprendimento… Come e perché cambia sono aspetti decisamente più complicati.

Cambiamento fisico

In poche parole, si tratta di un processo fisico. La sostanza grigia può ridursi o aumentare, si possono creare e perfezionare connessioni neurali, o al contrario indebolire e danneggiare. Questi cambiamenti fisici nel cervello si manifestano poi come cambiamenti nelle nostre capacità. Ad esempio, ogni volta che impariamo un nuovo passo di danza il nostro cervello si modifica: nuovi “collegamenti” neurali danno al nostro corpo delle istruzioni su come eseguire quel passo. Ogni volta che dimentichiamo il nome di una persona, il “collegamenti” che si connettevano alla memoria sono stati danneggiati. Questi semplici esempi mostrano come il cervello possa riflettere abilità migliorate (un nuovo passo) o peggiorate (un nome dimenticato).

Crescita e declino

Spesso si pensa che l’infanzia e l’adolescenza siano i momenti di crescita del cervello: da giovani si imparano sempre cose nuove, si fanno nuove esperienza e si ha uno spirito di ricerca ed esplorazione. L’età adulta è invece vista come un periodo di declino cognitivo, in cui ci si dimenticano sempre più cose, si è meno inclini a cercare nuove esperienze…

La ricerca ha però dimostrato che nelle giuste circostanze anche il cervello adulto può crescere e la plasticità cerebrale  ci accompagna per tutta la vita. Anche se vi sono certamente dei peggioramenti legati all’età, vi sono molte cose che una persona adulta può fare per sfruttare la propria plasticità e contrastare questo declino. Bisogna solamente allenare il cervello nel modo giusto.

Allo stesso modo, chi soffre di schizofrenia, “annebbiamento” cerebrale come effetto della chemioterapia (il cosiddetto “chemobrain”) e di altre forme di malattia cognitiva può “ri-allenare” il cervello per farlo tornare più “sano”. L’aspetto non secondario è identificare su quali meccanismi focalizzarsi e come allenarli in modo efficace.


Sensi, memoria e cognizione

icon-heading-offertaUna delle scoperte più importanti riguarda la strettissima connessione tra i nostri sensi (udito, vista…) e la memoria, così come la cognizione. Data questa interdipendenza, un senso debole è spesso legato, se non addirittura la causa di una memoria più debole. Ad esempio, con l’età ci si dimenticano più cose e si è più distratti in gran parte perché il cervello non elabora più ciò che sente o vede come una volta. Di conseguenza non riusciamo a immagazzinare chiaramente immagini delle nostre esperienze e abbiamo difficoltà a ricordarle in seguito.

Un trattamento non invasivo

La caratteristica principale delle terapie che si basano sulla plasticità cerebrale è il fatto che non prevedono farmaci, ma si basano su attività svolte dal cervello e ripetute. Vi sono senza dubbio alcune condizioni più cliniche che richiedono anche l’assunzione di medicinali, ma è rassicurante sapere di poter essere più sani senza trattamenti invasivi.

Vi è in questo periodo una sorta di “rivoluzione” nella percezione di salute cognitiva: numerosi neuroscienziati in vari istituti nel mondo stanno cominciando a considerare terapie alternative non invasive per curare una serie di problemi cognitivi. I programmi che fanno leva sulla neuroplasticità possono quindi aiutare gli schizofrenici a migliorare la qualità della loro vita, i musicisti colpiti da distonia focale a tornare a suonare senza dolore, individui con demenza senile o i primi sintomi dell’Alzheimer a rallentare lo sviluppo della malattia, pazienti oncologici che hanno sofferto di declino cognitivo a causa di trattamenti chemioterapici a ritrovare loro stessi…

Esercizi cognitivi nella vita quotidiana

Vi sono programmi strutturati scientificamente basati sulla plasticità cerebrale, come BrainHQ, che si focalizzano su varie aree cognitive e migliorano le funzioni cerebrali. Anche se è possibile fare da soli alcune attività che migliorano il proprio benessere cognitivo, come imparare una lingua straniera, cercare sempre nuove esperienze e meditare, è difficile trovare da soli il modo migliore per allenare il cervello con la stessa efficacia di un programma di training cognitivo. Un programma di allenamento come BrainHQ, grazie alle sue basi scientifiche, permette di godere di veri benefici e si adatta alle tue esigenze e alla tua routine quotidiana!

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