Diventare esperti in un particolare settore, che si tratti di degustazione di vini o di matematica, cambia il modo di percepire il mondo.

Essere competenti non significa tanto conoscere approfonditamente una materia, quanto riuscire ad osservare e a notare particolari e dettagli che sfuggono ai principianti. Attraverso una specifica formazione, infatti, gli esperti imparano a vedere, assaggiare, annusare e sentire cose che i non esperti non riescono a cogliere, permettendo loro di percepire il mondo in modo diverso.

Le abilità degustative

Prendiamo come esempio la degustazione del vino, una professione molto particolare. Agli occhi di una persona comune, i sommelier possono sembrare entità che parlano una lingua sconosciuta. Sostengono che i vini posseggano rotondità, generosità e profondità, che i loro aromi sono simili a quelli delle bacche, e contengono sentori di tabacco, vaniglia, cuoio e prugna.

 

 

Ma come possono tutte queste caratteristiche far parte di un bicchiere di vino?

Agli occhi di un neofita è molto difficile da capire.

I migliori esperti di vino sono in grado di identificarne l’annata, a volte anche lo specifico vigneto di provenienza, con un virtuosismo che può richiedere meno di un minuto. L’acquisizione di questa competenza non solo rende i sommelier degli esperti nel loro settore, ma altera la struttura e la funzionalità del loro cervello.

Numeri e vini modificano il cervello

Confrontando il cervello di un matematico con quello di un somelier troviamo notevoli somiglianze. In entrambi i casi, vi è un aumento della densità cellulare della materia bianca e grigia nelle aree cerebrali maggiormente coinvolte nel proprio lavoro. Che si tratti di annusare il vino o di eseguire calcoli, l’acquisizione di competenze rende più spesse determinate parti del cervello. Nei matematici, per esempio, uno dei più importanti aumenti di densità della materia grigia avviene nel giro frontale superiore, mentre nei somelier avviene nell’insula destra e nella corteccia entorinale, aree che sono notevolmente coinvolte nella memoria.

Tali cambiamenti nella densità neurale conferiscono a queste aree una maggiore connettività corticale e velocità di elaborazione, poiché le connessioni sinaptiche attraverso le quali i neuroni comunicano diventano più fitte. Ne si evince quindi che l’acquisizione di competenze specifiche di qualsiasi tipo si traduce in un’architettura comunicativa del cervello più sofisticata e più efficiente.

Il paradosso: più si è bravi, meno si usa il cervello

Ma ecco il paradosso. Quando il cervello di un esperto cresce, viene usato meno. Spieghiamoci meglio. Uno studio del 2014 dimostra che più si è bravi ed esperti nella degustazione di vini, meno attività viene registrata nel cervello durante lo svolgimento di tale attività. Com’è possibile che svolgendo un’attività difficile che richiede molta concentrazione il cervello venga attivato meno? Riusciamo facilmente a trovare una spiegazione se confrontiamo il cervello di un somelier con quello di un atleta. Se il corpo è allenato a svolgere quotidianamente un particolare tipo di esercizio fisico, sarà necessario fare sempre meno sforzo per portare a termine quell’esercizio. Alla stessa maniera, se il cervello è allenato a riconoscere tutte le peculiarità di un bicchiere di vino, sarà necessaria una attivazione cerebrale sempre minore per riconoscere un vino. Con la pratica, alcune attività cerebrali si automatizzano, e richiedono uno sforzo attentivo cosciente sempre inferiore.

Imparare ad imparare

L’acquisizione di competenze amplia la nostra prospettiva, e non solo riguardo il particolare settore in cui si è specializzati. L’acquisizione di competenze ha il vantaggio nascosto di sviluppare una meta-abilità cognitiva: si impara ad imparare. Tale abilità fornisce un’impalcatura, sia sensoriale che cognitiva, per avvicinarsi all’apprendimento di altre aree con cui non si ha sufficiente familiarità.