Siete a una festa affollata, con la musica altissima, gente che parla e ride ad alta voce… Nonostante tutta la confusione, però, riuscite comunque a concentrarvi sull’unica voce che volete sentire.

 

Gli scienziati chiamano effetto cocktail party questa capacità del cervello di azzerare il “rumore” e concentrarsi su una cosa in particolare. Tuttavia, questo processo non è così facile come sembra.

 

Discriminare il suono

Per sentire quello che un amico dice in una sala di festa, il nostro cervello deve prima essere in grado di discriminare quel preciso suono dal resto dei suoni che entrano dalle nostre orecchie. Allo stesso tempo, dobbiamo essere molto concentrati su quel suono anche mentre altra gente chiacchiera e ride attorno a noi, e con la musica ad alto volume.

Lo psicologo Frederic Theunissen dell’università di Berkeley afferma che vi sono aspetti della voce di una persona che si distinguono nella persona e ognuno di noi focalizza la propria attenzione proprio su queste caratteristiche per ascoltare una voce in una stanza piena di rumori. Ad esempio, l’ascoltatore si concentra sul tono e il timbro di chi parla, oppure sul suo accento.

Anche il modo in cui chi parla mette insieme le varie parole di una frase può influenzare la percezione di chi ascolta. Ad esempio, riusciamo a identificare meglio le parole se queste formano una frase sensata, rispetto a una serie di parole a caso.

 

Cosa succede nel cervello

Poiché non vi è alcun modo per escludere totalmente certi suoni dalle nostre orecchie e farne passare altre, tutti i suoni di un ambiente entrano nelle nostre orecchie e vengono tradotti in segnali elettrici nel cervello. Questi segnali si muovono in diverse aree cerebrali prima di raggiungere la corteccia uditiva, la parte del cervello che elabora il suono.

Secondo uno studio della Columbia University, il nostro cervello elabora tutti i tipi di suono che le nostre orecchie percepiscono (quindi i segnali arrivano tutti alla corteccia uditiva), ma solo quelli su cui ci concentriamo raggiungono anche le aree del cervello coinvolte nell’elaborazione del linguaggio e nel controllo dell’attenzione. I suoni su cui non prestiamo attenzione, invece, non raggiungono la nostra consapevolezza.

 

Un processo delicato

Con l’età, questa nostra capacità di focalizzazione sui suoni che ci interessano si indebolisce sempre più. Non si tratta tanto di una perdita di udito, quanto di una diminuzione dell’attenzione. Gli anziani, infatti, perdono questa attenzione selettiva con la conseguente diminuzione della capacità di seguire un discorso in una stanza piena di suoni.

È comunque possibile allenare (o ri-allenare) il nostro cervello a migliorare (o recuperare) questa nostra capacità. Nella suite BrainHQ ci sono diversi esercizi che possono affinare le nostre capacità attentive e uditive. Modulazioni sonore e Discriminazione uditiva, ad esempio, spingono l’utente a distinguere suoni o sillabe sempre più simili a loro, al fine di migliorare la capacità di distinguere i diversi suoni e diventare un migliore ascoltatore.

Prova subito gli esercizi validati scientificamente di BrainHQ per potenziare il tuo cervello!

 

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