L’eye-tracker è uno strumento estremamente sofisticato, in grado di tenere traccia della posizione del nostro sguardo, millisecondo per millisecondo. Ci permette di ottenere delle informazioni molto importanti come le zone del campo visivo verso le quali si registrano più movimenti oculari e il tempo di permanenza dello sguardo in tali zone. Esistono due misure, in particolare, che possono essere utilizzate per studiare alcune abilità cognitive: la dilatazione della pupilla e la frequenza di ammiccamento (ovvero la frequenza con cui sbattiamo le palpebre).

 

 

La dilatazione pupillare

Sappiamo benissimo che le nostre pupille si dilatano e si contraggono continuamente. Questi cambiamenti nel diametro pupillare sono dovuti per lo più alla luminosità, ma si verificano anche quando proviamo particolari emozioni (ad esempio paura, collera, gioia, sorpresa) o quando siamo concentrati su un compito. A tal proposito, è stato dimostrato che la dilatazione della pupilla, modulata dal locus coeruleus del cervello, riflette il cosiddetto carico cognitivo, ovvero lo sforzo mentale richiesto in un determinato momento, quando stiamo svolgendo compiti di ragionamento o di lettura, ad esempio. Alcuni studi hanno dimostrato che la pupilla tende a dilatarsi quando aumenta il carico cognitivo, per poi diminuire quando tale carico eccede il limite delle nostre risorse cognitive disponibili (Beatty, 1982; Granholm et al., 1996).

Il tasso di ammiccamento

Il tasso di ammiccamento spontaneo, ovvero la frequenza con cui sbattiamo le palpebre, è correlato con i livelli di dopamina nel sistema nervoso centrale e può rivelare i processi alla base dell’apprendimento e del comportamento diretto all’obiettivo (goal-directed). Alcuni studi hanno dimostrato che il numero di ammiccamenti diminuisce all’aumentare del carico cognitivo (Holland & Tarlow, 1972; Benedetto et al., 2011; Ledger, 2013). Ciò significa che più siamo concentrati, più stiamo utilizzando le nostre risorse cognitive sino al limite della disponibilità, meno sbattiamo le palpebre.

Eye-tracker e neuroergonomia

Grazie alle sue infinite possibilità di applicazione, l’eye-tracker è uno strumento sempre più utilizzato anche nel campo della neuroergonomia, ovvero lo studio dell’interazione tra uomo e tecnologia utilizzando gli strumenti tipici delle neuroscienze. Nei contesti lavorativi, in particolare, è molto importante evidenziare le mansioni che richiedono un carico cognitivo eccessivo e cercare di modificarle. La riduzione del carico cognitivo ha una ripercussione estremamente positiva sul numero di errori compiuti dal lavoratore. Risulta quindi fondamentale identificare i processi disfunzionali che impediscono al lavoratore di raggiungere il massimo della produttività, cercando di rimuovere tutti quegli elementi che ostacolano la corretta esecuzione di un compito.